domingo, 10 de febrero de 2008

I Vespri Siciliani

La rivolta del lunedì di Pasqua

Chiesa dello Spirito Santo, Palermo
Chiesa dello Spirito Santo, Palermo



Tutto ebbe inizio all'ora del vespro del 30 marzo 1282, lunedì dopo la Pasqua, sul sagrato della Chiesa dello Santo Spirito, a Palermo. L'insurrezione dilagò immediatamente in tutta la Sicilia. A generare l'episodio fu - secondo la ricostruzione storica - la reazione al gesto di un soldato dell'esercito francese, tale Drouet, che si era rivolto in maniera irriguardosa ad una giovane nobildonna accompagnata dal consorte con la scusa di ricercarle armi nascoste sotto le vesti. La reazione dello sposo, a difesa della nobildonna, fu appunto la scintilla che dette inizio alla rivolta. Nel corso della serata e della notte che ne seguì i palermitani si abbandonarono ad una vera e propria "caccia ai francesi", presto trasformatasi in una autentica carneficina.

Si racconta che i siciliani, per individuare i francesi che si camuffavano fra i popolani, facessero ricorso ad uno shibboleth (cfr. Giudici 12,5-6), mostrando loro dei ceci e chiedendo di pronunziarne il nome; appena i francesi dicevano "siseró" anziché "ciciru" venivano uccisi!

Gli organizzatori

La rivoluzione del Vespro fu possibile perché vi furono alcuni uomini forti che organizzarono la rivolta in segreto. Fra essi si devono menzionare:

La prima fase del Vespro

Dina e Clarenza suonano la campana per avvertire i messinesi dell'attacco angionio (Messina particolare del campanile del Duomo)
Dina e Clarenza(Messina particolare del campanile del Duomo) suonano la campana per avvertire i messinesi dell'attacco angionio

All'alba, la città di Palermo si proclamò indipendente. Ben presto, la rivolta si estese a tutta la Sicilia. Dopo Palermo fu la volta di Corleone, Taormina, Messina, Siracusa, Augusta, Catania e, via via, tutte le altre città. Carlo I d'AngiòCatona e Gallico (a nord di Reggio) iniziando l'assedio di Messina e bloccando di fatto l'intervento di Reggio a sostegno della città siciliana. La città dello Stretto era allora comandata da Alaimo di Lentini, che nominato Capitano del Popolo, organizzò la resistenza nella città. Il primo assalto navale fu il 2 giugno, respinto dai siciliani; indi sbarcò sulle coste di Messina il 25 luglio 1282 , ben sapendo che non avrebbe mai potuto avanzare all'interno della Sicilia se non dopo aver espugnato la città sullo stretto. Il 6 e l'8 agosto si ebbe un assalto guelfo italo-francese alle spalle della città, dai colli, respinto dai siciliani. Alla guerra parteciparono tutti i centri dell'isola, tranne Sperlinga (EN), che divenne l'unico caposaldo angioino e dove i soldati si asseragliariono per circa un anno. Nel castello della cittadina infatti, si può ancora leggere di questa fedeltà: "Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit" ("Ciò che piacque ai Siciliani, solo Sperlinga lo negò"). tentò invano di sedare la rivolta con la promessa di numerose riforme. Alla fine decise di intervenire militarmente. Con 75.000 uomini e duecento navi, a fine maggio 1282, sbarcò tra

L'assedio di Messina durò fino a tutto il mese di settembre, ma la città non fu espugnata. Al periodo storico sono legate due leggende: il Vascelluzzo e Dina e Clarenza.

Pietro III d'Aragona sbarca a Trapani,manoscritto, Biblioteca Vaticana
Pietro III d'Aragona sbarca a Trapani,manoscritto, Biblioteca Vaticana

L'intervento Aragonese e la reazione pontificia

Nel frattempo i nobili siciliani avevano offerto

( nessuna invasione Catalano-Aragonese, signori, offerto, n.d.r. )

la corona di Sicilia a Pietro III d'Aragona, marito di Costanza, figlia del defunto Re Manfredi di Svevia. L'aver fatto cadere su Pietro III la scelta quale nuovo Re di Sicilia significava per gli isolani la volontà di ritornare, in certo qual modo, alla dinastia sveva, incarnata da Costanza. La flotta di re Pietro, comandata da Ruggero di Lauria sbarcò il 30 agosto 1282 a Trapani accolto da Palmiero Abate. L’insurrezione divenne così un vero conflitto politico fra Siciliani ed Aragonesi da un lato e gli Angioini, il Papato, il Regno di Francia e le varie fazioni guelfe dall'altra.

Appena insediatosi Pietro nominò Alaimo di Lentini Gran Giustiziere, Giovanni da Procida Gran Cancelliere e Ruggero di Lauria Grande Ammiraglio. Inoltre assegnò incarichi di primo piano ai suoi fidati Berengario Pietrallada, Corrado Lancia e Blasco I Alagona.

Il 26 settembre 1282, Re Carlo, sconfitto, fece ritorno a Napoli, lasciando la Sicilia nelle mani di Pietro III. Ebbe inizio, così un lungo periodo di guerre tra gli angioini e gli aragonesi per il possesso dell'isola.

Il primo intervento del Papa Martino IV nella guerra fu nel novembre 1282, quando lanciò la scomunica su Pietro ed i siciliani.

Gli Aragonesi presero l'impegno di tenere distinti i Regni di Sicilia e di Aragona: il Re nominava un luogotenente che in sua assenza avrebbe regnato in Sicilia. Così quando Pietro fu richiamato in Spagna lasciò la luogotenenza ad Alfonso III d'Aragona e dopo questo verrà investito dell'incarico Giacomo II d'Aragona. Purtroppo però gli aragonesi frustrarono quasi subito le aspirazioni dei siciliani, quando Pietro finita l'occupazione dell'isola sbarcò a Reggio Calabria e puntò a risalire la Calabria in direzione di Napoli. I malumori dei baroni siciliani sfociarono in ostilità aperta ed a farne le spese furono alcuni dei capi dei Vespri come Gualtiero di Caltagirone che il il 22 maggio del 1283 venne condannato al patibolo da Giacomo figlio di Pietro e luogotenente di Sicilia.

L'ammiraglio Ruggero di Lauria
L'ammiraglio Ruggero di Lauria

Davanti a Malta, l'8 giugno 1283 si affrontarono per la prima volta la flotta catalano-siciliana di Ruggero di Lauria e quella angioina nella cosidetta Battaglia navale di Malta. L'ammiraglio Ruggero vincitore inflisse un duro colpo agli angioini che furono costretti alla fuga.

Il Papa Martino IV che sosteneva fortemente la causa angioina, scomunicò nuovamente Pietro nel gennaio e quindi nel febbraio 1283 ed indisse una vera e propria crociata da Orvieto il 2 giugno 1284 contro i siciliani. Il 5 giugno 1284 e poi nel 1287 nelle due «Battaglie navali di Castellammare» combattute nel Golfo di Napoli la flotta aragonese con al comando l'ammiraglio Ruggero di Lauria vinse nuovamente quella angioina comandata da Carlo lo Zoppo, che in occasione del primo scontro venne catturato e tenuto in prigionia nel castello di Cefalù rischiò la pena capitale. Giacomo infatti premeva per la condanna a morte mentre il padre Pietro tramite Alaimo di Lentini spinse per cercare un trattato di pace. Tale situazione costò la fiducia ad Alaimo. Quest'ultimo avrebbe pagato di persona con la deposizione da Giustiziere e l'esilio sino al 1287 quando Alaimo venne giustiziato.

Il Papa Onorio IV successore di Martino pur mostrandosi più diplomatico del predecessore non accettò la sollevazione del Vespro e confermò l'11 aprile 1286, la scomunica per il Re Giacomo di Sicilia ed i vescovi che avevano preso parte alla sua incoronazione a Palermo, il 2 febbraio 1286; ma né il Re né i vescovi se ne preoccuparono. Il re inviò addirittura una flotta ostile sulla costa romana e distrusse col fuoco la città di Astura.

Nel 1288 Roberto d'Angiò veniva catturato e tenuto in ostaggio dal Re Giacomo per costringere gli angioini a firmare un armistizio nel 1295


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